Azufre rojo 2021, n. 9

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    Poesia araba e Sufismo nell’etiopia contemporanea, fra pratica e dottrina.
    (Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Petrone, Michele
    In questo studio si prenderanno in esame alcuni esempi provenienti dall’Etiopia Sud Occidentale, tutt’ora inediti. Composti da Sufi locali fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, questi testi mostrano un profondo legame con la pratica del mawlid come festività popolare. Allo stesso tempo i versi racchiudono alcuni insegnamenti metafisici di scuola akbariana.
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    Métodos de realización espiritual en el Sufismo.
    (Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Ventura, Alberto
    A diferencia de otras formas de conocimiento que conforman las disciplinas del saber de la tradición islámica, el sufismo no se limita a la especulación teórica, sino que comprende una serie de métodos rigurosos de realización interior, en tanto que vía iniciática. El más conocido de estos métodos es el ḏikr, la repetición o invocación de los Nombres Divinos, práctica que puede ir acompañada de una diversidad de ejercicios contemplativos, que pueden incluir el control de la respiración, posturas corporales y la meditación por medio de visualizaciones. El objetivo de este artículo es explorar con cierto grado de minuciosidad los aspectos más relevantes de estas prácticas, y muy particularmente la noción de murāqaba o contemplación, considerada por algunas escuelas de sufismo como la forma más directa y eficaz de realizar el conocimiento de lo divino.
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    Naqsbandi e Malamati: una questione di metodo.
    (Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Giordani, Demetrio
    Tra le correnti più antiche della storia del Sufismo, i Malāmatiyya sono in particolare coloro che seguono “La Via del Biasimo” e che nel loro comportamento agiscono in modo da non lasciare nessuna traccia della propria attitudine spirituale tra la gente che li circonda. Secondo Abū ‘Abd al-Raḥmān Al-Sulamī essi erano un gruppo di asceti che vivevano nella città di Nīšāpūr alla fine del IX secolo: molti autori dicono che uno dei più importanti appartenenti a questa scuola fosse stato Bayazīd al-Bisṭāmī (m. 874). Nel XIII secolo i Ḫwājaġān, una corrente diffusa ampiamente nell’Asia centrale durante l’epoca del dominio dei mongoli Chagatay, praticavano una ritualità molto simile a quella dei Malāmatiyya di Nīšāpūr, basata sulla “menzione del Nome di Dio in segreto” (ḏikr-i ḫafī) e sulla “solitudine tra la folla” (ḫalwat dar anjoman). Due di questi Ḫwājaġān furono i maestri di Ḫwāja Bahā’uddīn Naqšband (m. 1389). I temi e la pratica della “Via del Biasimo” riappaiono nella tradizione naqšbandī e acquistano profondità e solidità dottrinale nell’opera di Šayḫ Aḥmad Sirhindī (m. 1625) il “Rinnovatore del secondo millennio” dell’Islām (muǧaddid-i alf-i ṯānī).
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    Ibn Arabi: retiro y recuerdo.
    (Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Twinch, Cecilia
    El retiro se ha establecido durante mucho tiempo como un método de realización espiritual. Ibn ʿArabī escribe sobre el retiro, por un lado, como la práctica del aislamiento y, por otro, como un principio general de fuga en retorno hacia Dios, fuga desde la ignorancia hacia el conocimiento. Según Ibn ʿArabī, la dimensión interna del ser humano es la celda de su retiro. El recuerdo de Dios es una consciencia de la presencia divina y, cuando el corazón está vacío de preocupaciones mundanas, lo divino puede ser presenciado interna y externamente, en reclusión o en compañía
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    Note sul Sufismo visivo: rappresentazioni grafiche a supporto della realizzazione spirituale nel Tasawwuf.
    (Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Martini, Giovanni Maria
    Questo articolo raccoglie considerazioni di carattere introduttivo sul Sufismo visivo, ovvero sul vasto e complesso tema dell’utilizzo di rappresentazioni grafiche nella letteratura sufi, soffermandosi su un aspetto in particolare, ovvero su come questi diagrammi in molti casi siano stati concepiti dai maestri sufi che li idearono e dai loro fruitori come strumenti grafici a supporto della realizzazione spirituale; contemporaneamente esso si interroga, attraverso l’analisi dei testi, sulle ragioni che spinsero alcuni esponenti del Sufismo ad adottare questo particolare mezzo espressivo. Per far ciò sono stati presi in considerazione autori di epoche diverse, partendo da al-Ḥallāǧ (m. 309/922), passando per Ibn ʿArabī (m. 638/1240) -il cui impulso appare determinante nello sviluppo di questo fenómenoproseguendo con alcuni eminenti esponenti della Scuola Akbariana quali Ḥaydar Āmulī (m. dopo il 787/1385) e Muḥammad Šīrīn Maġribī (m. 810/1408), per concludere con un maestro Naqšbandī contemporaneo di nome Abū l-Ḥasan Zayd Fārūqī (m. 1993). Questo excursus, sebbene breve e sommario, ripercorrendo più di mille anni consente di accertare la diffusione e la lunga fortuna del mezzo espressivo grafico nella storia del Taṣawwuf, il quale rimane ancora oggi poco conosciuto e che solo raramente viene avvertito come una delle tecniche spirituali proprie del Sufismo.