Azufre rojo 2021, n. 9
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- PublicationOpen AccessMétodos de realización espiritual en el Sufismo.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Ventura, AlbertoA diferencia de otras formas de conocimiento que conforman las disciplinas del saber de la tradición islámica, el sufismo no se limita a la especulación teórica, sino que comprende una serie de métodos rigurosos de realización interior, en tanto que vía iniciática. El más conocido de estos métodos es el ḏikr, la repetición o invocación de los Nombres Divinos, práctica que puede ir acompañada de una diversidad de ejercicios contemplativos, que pueden incluir el control de la respiración, posturas corporales y la meditación por medio de visualizaciones. El objetivo de este artículo es explorar con cierto grado de minuciosidad los aspectos más relevantes de estas prácticas, y muy particularmente la noción de murāqaba o contemplación, considerada por algunas escuelas de sufismo como la forma más directa y eficaz de realizar el conocimiento de lo divino.
- PublicationOpen AccessNaqsbandi e Malamati: una questione di metodo.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Giordani, DemetrioTra le correnti più antiche della storia del Sufismo, i Malāmatiyya sono in particolare coloro che seguono “La Via del Biasimo” e che nel loro comportamento agiscono in modo da non lasciare nessuna traccia della propria attitudine spirituale tra la gente che li circonda. Secondo Abū ‘Abd al-Raḥmān Al-Sulamī essi erano un gruppo di asceti che vivevano nella città di Nīšāpūr alla fine del IX secolo: molti autori dicono che uno dei più importanti appartenenti a questa scuola fosse stato Bayazīd al-Bisṭāmī (m. 874). Nel XIII secolo i Ḫwājaġān, una corrente diffusa ampiamente nell’Asia centrale durante l’epoca del dominio dei mongoli Chagatay, praticavano una ritualità molto simile a quella dei Malāmatiyya di Nīšāpūr, basata sulla “menzione del Nome di Dio in segreto” (ḏikr-i ḫafī) e sulla “solitudine tra la folla” (ḫalwat dar anjoman). Due di questi Ḫwājaġān furono i maestri di Ḫwāja Bahā’uddīn Naqšband (m. 1389). I temi e la pratica della “Via del Biasimo” riappaiono nella tradizione naqšbandī e acquistano profondità e solidità dottrinale nell’opera di Šayḫ Aḥmad Sirhindī (m. 1625) il “Rinnovatore del secondo millennio” dell’Islām (muǧaddid-i alf-i ṯānī).
- PublicationOpen AccessIbn Arabi: retiro y recuerdo.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Twinch, CeciliaEl retiro se ha establecido durante mucho tiempo como un método de realización espiritual. Ibn ʿArabī escribe sobre el retiro, por un lado, como la práctica del aislamiento y, por otro, como un principio general de fuga en retorno hacia Dios, fuga desde la ignorancia hacia el conocimiento. Según Ibn ʿArabī, la dimensión interna del ser humano es la celda de su retiro. El recuerdo de Dios es una consciencia de la presencia divina y, cuando el corazón está vacío de preocupaciones mundanas, lo divino puede ser presenciado interna y externamente, en reclusión o en compañía
- PublicationOpen AccessOscillando tra metodo Jahri e Khafi nella valle del Fergana.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) De Zorzi, GiovanniQuesto articolo prende in esame i metodi di realizzazione spirituale di alcuni dervisci detti naqsbandī jahrī incontrati nella valle del Fergana (Uzbekistan), i quali impiegavano sia lo zikr khāfī (“silente, interiore”) che quello jahrī (“sonoro, manifesto”). Più in generale, in Asia centrale il modo di esecuzione dello zikr connota e distingue due scuole dette, significativamente, khāfīyya e jahrīyya, ognuna delle quali prevede, oltre allo zikr, una serie di pratiche che le sono tipiche e che vengono qui isolate, descritte e analizzate partendo dalle informazioni raccolte durante una ricerca sul campo svolta secondo i metodi dell’etnomusicologia, dell’antropologia e dell’orientalismo. In particolare, vengono trascritti e analizzati alcuni peculiari tipi di zikr, sia khāfī che jahrī, e un inedito cerimoniale detto raqs-i samā‘ (raqs-u samo) per il quale si ipotizza, in base a diversi elementi, un ricollegamento con i dervisci naqshbandī āfāqī, attivi sin dal XVIII secolo sui territori dell’attuale Xinjiang cinese. L’articolo termina, infine, con alcune osservazioni dei dervisci intervistati sui valori funzionali di alcuni tipi di zikr.
- PublicationOpen AccessLa dimensione metafisica del Sufismo: uno sguardo sull'opera di Alberto Ventura.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Leccese, Francesco AlfonsoL’analisi dello sviluppo del Il Sufismo ha svolto un ruolo di prim’ordine all’interno delle società islamiche sia da un punto di vista della religiosità popolare sia da un punto di vista sociale. Esiste tuttavia un aspetto più strettamente dottrinale del Sufismo che possiamo definire come metafisica sufi. In particolare, in Ibn ‘Arabī e nei maggiori esponenti della sua scuola si possono rintracciare alcune delle tematiche che hanno universalmente influenzato la dottrina sufi (waḥdat al-wuǧūd, al-insān al-kāmil, al-ḥaqīqa al-muḥammadiyya) e che hanno rivestono un’importanza centrale anche nell’elaborazione dottrinale di Aḥmad Sirhindi e della ṭarīqa Naqšbandiyya.
- PublicationOpen AccessPoesia araba e Sufismo nell’etiopia contemporanea, fra pratica e dottrina.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Petrone, MicheleIn questo studio si prenderanno in esame alcuni esempi provenienti dall’Etiopia Sud Occidentale, tutt’ora inediti. Composti da Sufi locali fra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, questi testi mostrano un profondo legame con la pratica del mawlid come festività popolare. Allo stesso tempo i versi racchiudono alcuni insegnamenti metafisici di scuola akbariana.
- PublicationOpen AccessL'esegesi coranica, il Sufismo sciita e la metafisica di Ibn Arabi: considerazioni sulla storia intellettuale del Sufismo sciita nel XIX secolo.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Cancian, AlessandroIbn ʿArabī ebbe una influenza profonda e duratura sulla tarda filosfia del mondo dell’Islam, in particolare nelle sue regioni orientali. La sua influenza fu talmente pervasiva che temi, vocabolario e concetti di origine ‘akbariana’ divennero comuni e prevalenti nella letteratura religiosa per moderna e moderna. Questo articolo tocca alcune di queste idee e concetti, in particolare l’approccio di Ibn ʿArabī alla nozione di ‘unità’ così come rialaborato nel lavoro di un importante, ancorché poco studiato sino ad oggi, maestro sufi sciita, Sulṭān ʿAlī Shāh Gunābādī (m. 1909). Questo studio del lavoro di Sulṭān ʿAlī Shāh dimostra come il maestro iraniano negozi la sua lealtà ideale nei confronti dello Shaykh al-Akbar, mantenendo al contampo una cristallina consapevolezza della delicatezza dei temi trattati prendendo le necessarie distanze dalla lettera della teoria, ove ciò fosse necessario, eppure nello stesso tempo corroborando la propria adesione intellettuale e spirituale al cuore della metafisica del maestro andaluso.
- PublicationOpen AccessNote sul Sufismo visivo: rappresentazioni grafiche a supporto della realizzazione spirituale nel Tasawwuf.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Martini, Giovanni MariaQuesto articolo raccoglie considerazioni di carattere introduttivo sul Sufismo visivo, ovvero sul vasto e complesso tema dell’utilizzo di rappresentazioni grafiche nella letteratura sufi, soffermandosi su un aspetto in particolare, ovvero su come questi diagrammi in molti casi siano stati concepiti dai maestri sufi che li idearono e dai loro fruitori come strumenti grafici a supporto della realizzazione spirituale; contemporaneamente esso si interroga, attraverso l’analisi dei testi, sulle ragioni che spinsero alcuni esponenti del Sufismo ad adottare questo particolare mezzo espressivo. Per far ciò sono stati presi in considerazione autori di epoche diverse, partendo da al-Ḥallāǧ (m. 309/922), passando per Ibn ʿArabī (m. 638/1240) -il cui impulso appare determinante nello sviluppo di questo fenómenoproseguendo con alcuni eminenti esponenti della Scuola Akbariana quali Ḥaydar Āmulī (m. dopo il 787/1385) e Muḥammad Šīrīn Maġribī (m. 810/1408), per concludere con un maestro Naqšbandī contemporaneo di nome Abū l-Ḥasan Zayd Fārūqī (m. 1993). Questo excursus, sebbene breve e sommario, ripercorrendo più di mille anni consente di accertare la diffusione e la lunga fortuna del mezzo espressivo grafico nella storia del Taṣawwuf, il quale rimane ancora oggi poco conosciuto e che solo raramente viene avvertito come una delle tecniche spirituali proprie del Sufismo.
- PublicationOpen Access"Riempi il calice, o coppiere": la pratica del Majlis sufi come banchetto dei beati nel paradiso attraverso la letteratura sufi medievale.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Patrizi, LucaNell’ambito del Sufismo delle confraternite, la sessione di dhikr rituale collettiva, solitamente definita majlis, mostra caratteristiche analoghe anche in contesti molto differenti. Nonostante questa pratica ricopra un’importanza e una funzione assolutamente primarie nel contesto del Sufismo, alla sua analisi non è ancora stato dedicato alcuno studio specifico. In particolare, nessuna attenzione è stata portata fino ad oggi al suo processo di formazione, e questo non soltanto nella sua dimensione di pratica, ma anche e soprattutto dal punto di vista simbolico e metaforico. In questo articolo cercherò quindi di mettere in luce come la pratica del majlis sufi mostri l’influenza diretta di due complesse metafore teologiche: la metafora della regalità, che si esercita sul majlis sufi grazie al rapporto, allo stesso tempo metaforico e reale, che intercorre tra regalità e potere spirituale, e la metafora del banchetto dei beati nel paradiso.
- PublicationOpen AccessRegole e metodi del Sufismo in epoca post ottomana: lo Ilmihal di shejh Adem Nuri Gjakova.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Bria, GianfrancoQuesto articolo analizza il manuale sufi (ʿilmiḥāl) scritto da Shejh Adem Nuri Gjakova nel 1934, al fine di fornire uno sguardo d’insieme sulle regole e sui metodi di realizzazione spirituale più diffusi nel Sufismo balcanico post-ottomano. In questo manuale, infatti, è possibile riscontrare la presenza di un forte senso di reverenza verso ‘Alī e la Famiglia del Profeta, così come una forte impronta delle dottrine di Ibn al-ʿArabī. Entrambi sono due delle principali caratteristiche del Sufismo di area balcanica, la cui formazione è indissolubilmente legata alla storia religiosa e sociale dell’Impero Ottomano, in cui i confini confessionali prescindevano da una chiara demarcazione tra sciismo e sunnismo, così come è identificata in epoca contemporanea.
- PublicationOpen AccessMaestro esteriore e maestro immaginato in un'opera poco nota di Iban Arabi.(Universidad de Murcia, Servicio de Publicaciones., 2021) Marconi, Maurizio: In questo breve studio viene esposto ciò che Ibn ʿArabī ha scritto riguardo al Maestro immaginato in un’opera redatta per rispondere ai quesiti che gli erano stati posti da un suo compagno, Yūsuf ibn Ibrāhīm al-Kurdī, in merito all’insegnamento ricevuto dal suo Maestro ʿAlī al-Kurdī. Nel suo chiarimento Ibn ʿArabī prende spunto da quella che era l’iniziale comprensione di Yūsuf per portarlo gradualmente a capire come la questione sia assai più complessa.